Giuseppe Luigi, comte de Lagrange (Giuseppe Lodovico Lagrangia in Italiano), 25 Gennaio 1736, Torino - 10 aprile 1813, Parigi. Nominato molto giovane, professore alla scuola di artiglieria di Torino nel 1755, vi crea, nel 1758, l’Accademia di Torino. Trasferito a Parigi, dove aveva pubblicato sua “Mécanique analytique” (1787), poco prima della Rivoluzione Francese, deve a suo genio di scappare alle misure di repressione contro gli stranieri. Alcune leggi speciali del "Comité du salut public" gli permettono di continuare ad esercitare le sue funzioni. Famoso per avere introdotto il metodo analitico nel campo della geometria, ha studiato comunque tutti i campi della matematica e ci ha lasciato importanti lavori sia in geometria, sia in trigonometria sia in mecanica. Lagrange é probabilmente uno dei più grandi uomini di scienza del XVIIIe secolo. E’ il padre del teorema sulla teoria dei gruppi, del teorema sulle frazioni continue, l’equazione differenziale, la funzione di Lagrange, le equazioni in mecanica analitica. Lagrange elabora il sistema metrico con Lavoisier durante la Rivoluzione. Partecipa alla creazione dell’École Normale (1795), dell’École polytechnique (1794) dove insegna a partire dal 1797. La fama rimase immutata sia durante la Rivoluzione che sotto Napoleone Bonaparte che consolidò la sua posizione: gli diede la Légion d'Honneur. Lagrange fu eletto anche Senatore in Francia e conte dell'impero. Pochi sanno che, morto nel 1813, é stato nel Panthéon a Parigi. 6 août 2009
Lagrange, nel Panthéon degli grandi uomini in Francia
Giuseppe Luigi, comte de Lagrange (Giuseppe Lodovico Lagrangia in Italiano), 25 Gennaio 1736, Torino - 10 aprile 1813, Parigi. Nominato molto giovane, professore alla scuola di artiglieria di Torino nel 1755, vi crea, nel 1758, l’Accademia di Torino. Trasferito a Parigi, dove aveva pubblicato sua “Mécanique analytique” (1787), poco prima della Rivoluzione Francese, deve a suo genio di scappare alle misure di repressione contro gli stranieri. Alcune leggi speciali del "Comité du salut public" gli permettono di continuare ad esercitare le sue funzioni. Famoso per avere introdotto il metodo analitico nel campo della geometria, ha studiato comunque tutti i campi della matematica e ci ha lasciato importanti lavori sia in geometria, sia in trigonometria sia in mecanica. Lagrange é probabilmente uno dei più grandi uomini di scienza del XVIIIe secolo. E’ il padre del teorema sulla teoria dei gruppi, del teorema sulle frazioni continue, l’equazione differenziale, la funzione di Lagrange, le equazioni in mecanica analitica. Lagrange elabora il sistema metrico con Lavoisier durante la Rivoluzione. Partecipa alla creazione dell’École Normale (1795), dell’École polytechnique (1794) dove insegna a partire dal 1797. La fama rimase immutata sia durante la Rivoluzione che sotto Napoleone Bonaparte che consolidò la sua posizione: gli diede la Légion d'Honneur. Lagrange fu eletto anche Senatore in Francia e conte dell'impero. Pochi sanno che, morto nel 1813, é stato nel Panthéon a Parigi. 4 août 2009
Ugo Foscolo, odio e ode a Bonaparte !

L'ode è composta da nove strofe, ciascuna di ventisei versi, endecasillabi e settenari. Nell'ode viene invocata la dea Libertà che è fuggita da Roma al tempo della tirannia, perché ispiri il poeta in questo felice momento, in cui non viene più considerato un delitto dire la verità. La dea giunge in Italia inneggiata dal canto dei combattenti, tra i quali uno sfodera la spada e, preceduto dalla Gloria e seguito dalla Vittoria e dalla Fama, fa strage. Il poeta si chiede che cosa ha spinto la dea a giungere in Italia, che una volta era regina ed ora è schiava, da riva straniera. Roma, dice il poeta, ha assistito al rovesciamento dei troni, ha visto insediarsi nuovi Neroni e nuovi imperi costruiti sulle stragi, sulla violenza e il peccato fino a quando Dio disse "non più!". Ma l'Italia non si è liberata dai livori e dalla schiavitù e Roma e Firenze invocano la libertà, mentre le altre regioni si dilaniano nelle lotte interne e Torino tenta inutilmente di liberarsi dalla prigionia. Ma la Libertà chiama alle armi e infonde forza al suo giovane eroe che abbatte ogni ostacolo e così dalla Francia si diffonde ovunque il nome "Libertà". Mentre l'Italia brucia nella guerra e la Germania è pronta a spiccare il suo volo rapace, essa viene vinta e il novello guerriero, incitando e vincendo, occupa il suolo alemanno e doma la pontificia Roma portando la Libertà all'Italia che, non più soffocata dalla tirannide, vive serena retta da buone leggi godendo nuovamente di ricca agricoltura e di commercio. L'ode termina con un invito alla Virtù, perché non esiste Libertà né amor patrio senza di essa e lo straniero è sempre in agguato.

Genova, 5 agghiacciatore, anno VIII.
Io ti dedicava questa Oda quando tu, vinte dodici giornate e venticinque combattimenti, espugnate dieci fortezze, conquistate otto provincie, riportate centocinquanta insegne, quattrocento cannoni e centomila prigionieri, annientati cinque eserciti, disarmato il re sardo, atterrito Ferdinando IV, umiliato Pio VI, rovesciato due antiche repubbliche, e forzato l'imperatore alla tregua, davi pace a’ nemici, costituzione all'Italia, e onnipotenza al popolo francese. Ed ora pur te la dedico non per lusingarti col suono delle tue gesta, ma per mostrarti col paragone la miseria di questa Italia che giustamente aspetta restaurata la libertà da chi primo la fondò. Possa io intuonare di nuovo il canto della vittoria quando tu tornerai a passare le Alpi, a vedere, ed a vincere! Vero è che, più che della tua lontananza, la nostra rovina è colpa degli uomini guasti dall'antico servaggio e dalla nuova licenza. Ma poichè la nostra salute sta nelle mani di un conquistatore; ed è vero pur troppo che il fondatore di una repubblica deve essere un despota, noi e per i tuoi beneficj, o pel tuo Genio che sovrasta tutti gli altri dell’età nostra siamo in dovere di invocarti, e tu in dovere di soccorrerci non solo perchè partecipi del sangue italiano, e la rivoluzione d'Italia è opera tua, ma per fare che i secoli tacciano di quel Trattato che trafficò la mia patria, insospettì le nazioni, e scemò dignità ai tuo nome.
E’ pare che la tua fortuna, la tua fama, e la tua virtù te ne abbiano in tempo aperto il campo. Tu stai sopra un seggio donde e col braccio o col senno puoi restituire libertà a noi, prosperità e fede alla tua Repubblica, e pace all'Europa.
Pure nè per te glorioso, nè per me onesto sarebbe s'io adesso non t'offerissi che versi di laude. Tu se’ omai più grande per i tuoi fatti che per gli altrui detti: nè a te quindi s’aggiugnerebbe elogio, nè a me altro verrebbe tranne la taccia di adulatore. Onde t'invierò un consiglio, che essendo da te liberalmente accolto, mostrerai che non sono sempre insociabili virtù e potenza, e che io, quantunque oscurissimo, sono degno di laudarti, perchè so dirti fermamente la verità.
Uomo tu sei e mortale e nato in tempi ove la universale scelleratezza sommi ostacoli frappone alle magnanime imprese, e potentissimi incitamenti al mal fare. Quindi o il sentimento della tua superiorità, o la conoscenza del comune avvilimento potrebbero trarti forse a cosa che tu stesso abborri. Nè Cesare prima di passare il Rubicone ambiva alla dittatura del mondo.
Anche negli infelicissimi tempi le grandi rivoluzioni destano feroci petti ed altissimi ingegni. Che se tu aspirando al supremo potere sdegni generosamente i primi, aspirando alla immortalità, il che è più degno delle sublimi anime, rispetterai i secondi. Avrà il nostro secolo un Tacito, il quale commetterà la tua sentenza alla severa posterità. Salute.
UGO FOSCOLO.
29 juillet 2009
République Cisalpine, en attendant l'unification...

Avant de devenir une République, l'Italie aura traversé différentes étapes et un long processus d'unification. La République cisalpine, fondamentale dans l'histoire de l'Italie, est une «république sœur» créée le 27 juin 1797 par le général Bonaparte, par la réunion des républiques cispadane et transpadane. Elle prit le nom de République italienne le 26 janvier 1802, puis de Royaume d'Italie le 17 mars 1805. Après avoir battu les alliés Autrichiens et Sardes et imposé l'Armistice de Cherasco (28 avril 1796), le Général Bonaparte décide de donner son empreinte au paysage politique de l'Italie. Il crée au nord du Pô la république transpadane et au sud du Pô la république cispadane. Le 29 juin 1797, ces deux républiques s'unissent pour devenir la République cisalpine, à laquelle Brescia, Mantoue, Ferrare et la Romagne s'unirent plus tard. La nouvelle république s'agrandit encore, le 22 octobre 1797, de la Valteline et des comtés de Chiavenna et Bormio. Cette république, avec Milan pour capitale, est "calquée" sur le modèle français. Elle est dirigée par un directoire composé de cinq membres assisté d'un Grand Conseil. Un traité signé le 21 février 1798 impose à la république l'entretien d'une armée française de 25 000 hommes, d'une armée nationale de 22 000 hommes et le versement de 18 millions. L'Autriche, par le traité de Campoformio (17 octobre 1797) reconnait la République cisalpine et obtient en échange les débris de la république vénitienne, née le 29 juin 1797. La République cisalpine disparait au printemps 1799 lorsque Milan fut reprise par les Austro-Russes. Le territoire est divisé en départements, comme en France. Les électeurs élisent deux conseils : celui des Séniors et celui des Juniors. Le premier est composé 40 à 60 membres et a pour rôle l'approbation des lois et de promouvoir d'éventuelles variations de la charte constitutionnelle, le second est formée de 50 à 120 membres et a la fonction de proposer les lois. Le directoire est formé de cinq ministres et représente le pouvoir exécutif. L'autorité suprême reste au commandant des troupes françaises en Lombardie. A noter l'adoption du calendrier français. Le 8 juillet 1797 la constitution cisalpine est adoptée, modelée sur celle française de 1795. Le directoire local est occupé par des hommes politiques tels que Serbelloni et Melzi d'Eril, alors que dans le corps législatif sont nommés des personnages comme Pietro Verri et Giuseppe Parini et des scientifiques comme Alessandro Volta et Lorenzo Mascheroni. Au cours de la deuxième campagne d'Italie, la république cisalpine est dissoute après la défaite du général Moreau à Cassano d'Adda par les armées austro-russes. La coalition entre dans Milan le 28 avril 1799. Mais la victoire de Marengo le 14 juin 1800 permet à la république cisalpine d'etre restaurée. Le traité de Lunéville (9 février 1801) fixe sa frontière orientale sur l'Adige. Renommée République italienne le 26 janvier 1802, Bonaparte se fait proclamer président à la consulte de Lyon, Francesco Melzi d'Eril étant vice-président. L'objectif de Melzi est de se libérer de la présence napoléonienne pour unir la péninsule. Melzi d'Eril est entouré d'hommes fidèles tels que Ferdinando Marescalchi, Giuseppe Prina et Alessandro Trivulzi, mais il doit subir les attaques de Murat, qui commande de l'armée française en Italie et fait tout pour le discréditer auprès de Napoléon. La Cisalpine espère alors s'agrandir à l'ouest, du côté du Piémont et de l'État de Parme, Plaisance et Guastalla. Le Premier Consul français en décide autrement et décrète l'annexion du Piémont (11 septembre 1802) et de Parme (9 octobre), puis du Latium, de l'Ombrie et de la côte tyrrhénienne à la France. La république cisalpine, devenue république italienne, prend fin le 18 mars 1805 lorsque Napoléon proclame le Royaume d'Italie après avoir été couronné empereur. Il en devient roi, avec Eugène de Beauharnais pour vice-roi. Le royaume subsiste jusqu'à la révolte de la fin avril 1814, le vice-roi Eugène de Beauharnais renonçant alors à succéder à Napoléon. En avril 1815, le roi de Naples, Joachim Murat, prenant la tête d'une armée de libération de l'Italie, réoccupe les parties méridionales et centrales de l'ancien royaume d'Italie. Mais dès le mois suivant, après la défaite de ses armées à Tolentino (2-3 mai 1815), Murat est obligé de se retirer dans son royaume, qu'il doit lui aussi quitter le 25 mai pour rejoindre la France.La république cisalpine hérite des couleurs de la république cispadane, le vert, le blanc et le rouge, née des idées jacobines et napoléoniennes. Tout changera à la restauration, mais le processus d'unification est irrémédiablement enclenché.
27 juillet 2009
Association Belge Napoléonienne A.S.B.L
Ils se définissent « Sentinelle de l’histoire », et de fait, ils oeuvrent pour sauvegarder et maintenir vivante la recherche Napoléonienne. Eux, ce sont les membres de l’Association Belge Napoléonienne qui existe officiellement depuis le 5 mai 1979 (le 5 mai, date importante...). Constituée en Association Sans But Lucratif (A.S.B.L.), avec son siège social à Fleurus (haut lieu de l'histoire), ils effectuent un véritable travail de mémoire, pour rendre l’histoire compréhensible à tous, sans tomber dans l'inévitable piège du récit des grandes heures de la Révolution Française, du Consulat ou encore des Premier et Second Empires.23 juillet 2009
Bicentenaire de la bataille de Wagram, Marchegg 2009


Marchegg, Autriche, 17-19 Juillet 2009. Un voyage avec la 40ème pour commémorer le bicentenaire de la bataille de Wagram. Une virée en voiture pour retrouver 1000 soldats en uniforme, passionnés de reconstitution historique. De tous horizons, à cheval, à pied, équipés de canons, fusils, sabres, pistolets, peu importe, pourvu qu'on y soit. Un bivouac de grande envergure, un public surpris, étonné, enthousiasmé de découvrir l'histoire, son histoire. L'Europe réunie à Marchegg, prés de la réserve naturelle qui accueille chaque année les cigognes. Ambiance bivouac, avec les Russes et les Polonais aux prises avec la bouteille (les bouteilles), les Français (des vrais, mais aussi des Français de coeur en provenance d'Italie, de Malte, d'Ukraine, d'Angleterre, de Suisse, etc.) qui entonnent leurs chants napoléoniens, les Autrichiens nostalgiques de Franz Joseph qui martellent leurs tambours et, en coeur, disciplinés, reprennent les chants de 1809 . La bière coule à flot, les saucisses et les frites font bon ménage dans l'assiette en bois. Le temps s'est arrété, on a laissé la modernité hors l'enceinte du chateau. En attendant, pour faire plus vrai, le temps s'est fait autri-chien, la pluie dégouline dans la tente, la paille est mouillée, l'uniforme prend l'eau. Qu'importe, l'organisation est impeccable, la bataille somptueuse, le public ravi. Le retour en voiture, 1200 km vers le Piémont, est harassant; partis à 18 heures, on arrivera à 6 heures, pour etre au boulot à 8 heures, comme si de rien n'était, des reves pleins la tete.
22 juillet 2009
26 mai 2009
Napoléon couronné roi d'Italie le 26 mai 1805 à Milan
La période de Napoléon en tant que chef d'Etat à la tête de l'Italie débuta en janvier 1802, lorsque les membres de la Consulte d'État chargée de trouver un président à la nouvelle République Italienne, persuadèrent le premier consul d'assumer cette charge. Napoléon ne pouvant se partager entre la France et l'Italie, choisit un vice-président, Francesco Melzi d'Eril, et un représentant résident à Paris, Ferdinando Marescalchi. Ainsi, l'Italie ayant à sa tête le maitre de la France (et de l'Europe), avec une forte présence de troupes françaises stationnées sur son territoire, prenait la forme d'un protectorat français, qui n'allait pas tarder d'inquiéter les autres puissances européennes, et plus particulièrement l'Autriche en raison de ses ambitions sur l'Italie du Nord. Lorsque Napoléon fut proclamé empereur des Français le 18 mai 1804, il devint évident, pour les Français comme pour les Italiens, que l'Italie ne pouvait demeurer longtemps une république. Aussi, le 17 mars 1805, presq'un an après la création de l'Empire Français, la République italienne devint un royaume, l'ébauche de ce que sera le royaume de l'Italie unifiée, puisque ce premier royaume d'Italie ne recouvrait que la Lombardie et l'Emilie-Romagne, avec Napoléon comme souverain. Cette décision politique se concrétisa formellement par le couronnement du nouveau roi à Milan, le 26 mai, cérémonie au cours de laquelle Napoléon, recevant la Couronne de fer, réaffirma ses références carolingiennes en reprenant les mots de Charlemagne (« Dio me l'ha data, guai a chi me la tocca ! »).

